Lo guardi salire e scendere senza sapere cosa sia. Il VO2max è il dato che racconta il tuo motore aerobico: ecco come leggerlo e, soprattutto, come allenarlo per davvero.
C’è un numero, sul tuo orologio, che ti incuriosisce ogni volta: il VO2max. Sale di un punto e ti senti un fenomeno, scende e ti viene l’ansia. Eppure, se ti chiedessero di spiegare cosa misura davvero, probabilmente faresti scena muta. Niente panico, è normale: è uno dei dati più citati e meno capiti dello sport amatoriale.
In queste settimane il ciclismo professionistico si prepara al Tour de France, e di VO2max si parla parecchio: i fuoriclasse del World Tour hanno valori che sfiorano i 90, numeri da motore di Formula 1. Ma quel parametro non è roba solo da pro: è lo stesso che il tuo sportwatch stima per te. Vale la pena capirlo.
VO2max sta per “massimo consumo di ossigeno”. È la quantità massima di ossigeno che il tuo corpo riesce a prelevare dall’aria, trasportare nel sangue e utilizzare nei muscoli in un minuto, rapportata al tuo peso. Si misura in millilitri di ossigeno per chilo al minuto (ml/kg/min).
Tradotto: è la cilindrata del tuo motore aerobico. Più è alto, più ossigeno puoi bruciare per produrre energia e più a lungo puoi spingere a intensità elevate. È uno dei migliori indicatori della tua potenzialità negli sport di durata, che tu corra, pedali o nuoti.
Qualche riferimento per orientarti:
Ma attenzione: il VO2max alto è il potenziale, non la prestazione. Conta anche quanto sai sfruttarlo, cioè la tua soglia e l’economia di gesto. Un motore grande aiuta, ma va saputo guidare.
Qui arriva la domanda da un milione di dollari. Il VO2max che vedi sul polso non è misurato in laboratorio: è una stima. L’orologio lo calcola incrociando passo (o potenza), frequenza cardiaca e altri dati, dentro un algoritmo. Ha senso, ma con qualche cautela:
Insomma: è una bussola utile per capire se stai andando nella direzione giusta, non un verdetto da prendere alla lettera.
E veniamo al punto che interessa a tutti: si può migliorare? Sì, e parecchio, soprattutto se non sei già molto allenato. La chiave è lavorare nella zona giusta, quella vicina al massimo, dove il corpo è costretto ad adattarsi. I pilastri:
Un esempio concreto di seduta: dopo un buon riscaldamento, 5 ripetute da 3 minuti a intensità alta con 3 minuti di recupero blando. Semplice, durissimo, efficace. Trovi le varianti per corsa, bici e nuoto negli articoli qui sotto.
Ultima cosa, perché la delusione nasce sempre da aspettative sbagliate. Chi parte da poco allenato può migliorare il proprio VO2max anche del 15-20% nei primi mesi di lavoro strutturato. Più sei già allenato, più i margini si riducono: vicino al tuo tetto, ogni singolo punto è una conquista.
E sì, il tetto genetico esiste: non tutti possiamo arrivare a 90, esattamente come non tutti possiamo essere alti due metri. Ma la buona notizia è che quasi nessun amatore sfrutta davvero il proprio potenziale. C’è quasi sempre margine, e quel margine si chiama allenamento intelligente. Il numero sul polso è lì per ricordartelo.
grazie, interessanti info dettagliate sul VO2max che avevo dimenticato.