Partire troppo forte è la trappola più comune e più costosa, in gara come in allenamento. Distribuire bene l'energia vale più di qualsiasi gamba: ecco come si fa.
Squilla il via, parti che ti senti benissimo. Il ritmo sembra comodo, le gambe girano, sorpassi gente. Per venti minuti pensi “oggi è la giornata giusta”. Poi, lentamente, qualcosa cambia: il fiato si accorcia, le gambe si fanno pesanti e quel ritmo che sembrava facile diventa una tortura. Negli ultimi chilometri non corri, sopravvivi.
Se ti ci ritrovi, sei in ottima compagnia: partire troppo forte è la trappola più diffusa tra gli amatori di ogni disciplina. E la cosa interessante è che non si risolve allenandosi di più, ma imparando un’abilità che i professionisti curano in modo maniacale: la gestione dello sforzo. Non a caso, in queste settimane il Tour de France non lo vincerà il corridore più potente, ma quello che saprà distribuire meglio l’energia su tre settimane di gara.
Il problema è che nei primi minuti il tuo corpo ti inganna. A inizio sforzo sei fresco, l’adrenalina è alta, i muscoli ancora carichi di energia pronta all’uso. Quel ritmo che a freddo sembra sostenibile in realtà è già troppo: solo che il conto arriva più tardi.
Ci si mettono anche la testa e il contesto:
Il risultato è sempre lo stesso: bruci troppo in fretta le energie buone e paghi dazio quando conta davvero.
Non è solo una sensazione. Quando parti sopra il tuo ritmo sostenibile superi quella soglia oltre la quale il corpo cambia marcia nel modo di produrre energia. Inizia a consumare in fretta i carboidrati, la benzina pregiata e limitata, e accumula i sottoprodotti della fatica più velocemente di quanto riesca a smaltirli.
Tradotto in pratica:
Partire piano, invece, ti permette di usare più a lungo i grassi come carburante e di tenere i carboidrati per quando servono davvero. È la logica dei negative split, la seconda metà più veloce della prima, quella che usano gli atleti più esperti.
La buona notizia è che la gestione dello sforzo si allena come si allena la gamba. Ecco da dove partire:
Il ritmo non si improvvisa il giorno della gara, si costruisce nelle sedute. Due lavori semplici:
Allena questa abilità per qualche settimana e noterai una cosa quasi magica: a parità di gamba, arriverai più forte. Non perché sei diventato un altro atleta, ma perché hai smesso di regalare la tua gara nei primi dieci minuti. Esattamente come fanno i professionisti che, in questi giorni, stanno per darsi battaglia sulle strade di Francia.
Questo discorso vale anche nelle gare in cui il tratto più difficile è proprio all'inizio? Ad esempio in una gara di Trail running dove il dislivello più consiste è all'inizio, poi vi è una parte in cresta e poi la discesa finale.
Ciao Fabio! Domanda eccellente e super pertinente per chi fa trail. La risposta breve è: sì, il principio vale assolutamente, ma cambia la metrica che devi guardare. In una gara con un profilo altimetrico del genere, non puoi basarti sul ritmo (il passo al km), ma devi gestire rigorosamente lo sforzo percepito (o la frequenza cardiaca). Anzi, proprio perché il "mostro" è all'inizio, non farsi prendere la mano è ancora più vitale. Ecco come si applica la gestione dello sforzo al percorso che hai descritto: - La salita iniziale: È la trappola perfetta. Siete tutti vicini, c'è adrenalina, e viene spontaneo spingere per non perdere posizioni. Ma se vai "fuori giri" (in soglia anaerobica) qui, bruci subito tutto il glicogeno e accumuli una fatica che non smaltirai più. Il segreto è affrontarla col freno a mano tirato, passando al power hiking (la camminata veloce con le mani sulle cosce o sui bastoncini) molto prima di sentirti costretto a farlo. - Il tratto in cresta: È qui che si vede chi ha gestito bene e chi no. Chi è partito troppo forte in salita, in cresta arrancherà camminando. Se tu hai risparmiato la gamba, questo è il tratto in cui puoi finalmente iniziare a correre davvero, recuperando un sacco di tempo e posizioni. - La discesa finale: La discesa richiede un'enorme forza eccentrica (i muscoli devono "frenare" il tuo peso) e grandissima lucidità mentale per evitare storte o cadute. Arrivare allo scollinamento con le gambe già di legno per colpa della prima salita significa trasformare la discesa in un calvario di crampi e dolori. Quindi, anche se la pendenza è subito brutale, il consiglio d'oro rimane lo stesso: affronta la prima salita in modalità 'risparmio energetico'. La tua gara inizia davvero quando spiana!