In un mondo sempre più sottomesso alla tecnologia come quello del ciclismo, c'è ancora spazio per le sensazioni? È ancora utile fare allenamenti senza guardare il computerino?
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Si vede tutti i giorni come la tecnologia nel ciclismo stia avanzando e come la ricerca della performance sia diventata maniacale sia tra i professionisti ma anche tra quei cicloamatori che ricercano le prestazioni o guardano sempre la classifica alla fine di una gara. Aggiungiamoci anche che oggigiorno le informazioni e le conoscenze tecniche, un tempo a beneficio di pochi tecnici, sono presenti tranquillamente sul web, a disposizione di tutte e tutti.
Scegliere e orientarsi tra tutti questi metodi d’allenamento e questo abnorme quantitativo di nozioni non è facile, la ‘tecno-bici-mania’ dilaga, e una delle frasi più diffuse è: ‘da quando ho acquistato il misuratore di potenza, non guardo più i battiti e ho buttato via il cardiofrequenzimetro’. Sappiamo benissimo di quanto l’introduzione dei metodi scientifici e del misuratore di potenza, unitamente allo studio del modello di prestazione delle gare abbiano favorito miglioramenti incredibili nel ciclismo, soprattutto nella quantificazione dei volumi d’allenamento o nella proiezione delle prestazioni dei ciclisti. Basti pensare che i preparatori, conoscendo le potenze critiche che i ciclisti possono mantenere per lungo tempo, sono in grado di prevedere i tempi di percorrenza delle cronometro o le strategie ideali, fornendo agli atleti i valori di cadenza e potenza da tenere in una determinata salita per un determinato periodo.
A mio avviso sono ancora molto importanti e saper ascoltare il proprio corpo fa ancora un’enorme differenza. Oggi voglio condividere con voi un allenamento estemporaneo per raggiungere il nirvana del ciclismo, un piccolo stratagemma che usavo in carriera, un’abitudine tramandata dai professionisti di lunga esperienza che vi porterà a valorizzare il vostro allenamento.
Siamo sempre abituati ad avere i nostri valori di allenamento o la nostra tabella, e guardare il computerino da bici per stare nel range desiderato. Proviamo invece a invertire le cose, ovvero migliorare la nostra percezione:
Facendo spesso questo esercizio, riusciremo a far combaciare le nostre sensazioni con quanto visualizzato sul display, senza controllare quest’ultimo di continuo.
Insomma, allenare le sensazioni e non dimenticarsene, nonostante gli indubbi benefici apportati dalla tecnologia, conta ancora tantissimo. Vediamo altri esempi pratici che dimostrano che vale la pena lavorarci:
Vi confido un segreto: l’anno che da dilettante passai professionista non usavo né contachilometri né cardiofrequenzimentro, né contapedalate. Niente di niente! Non che questo sia giusto o da prendere da esempio, ma può aiutare a capire quanto essere padroni delle proprie sensazioni sia importante. Come coach adoro la tecnologia, la scienza e tutti i progressi che questa ha permesso di raggiungere: ritengo che al giorno d’oggi utilizzare la strumentazione sia fondamentale. Ricordiamoci però che ci conviene allenare anche le sensazioni se vogliamo realmente fare la differenza.
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