L'Osteopatia nel mondo endurance ha un ruolo importante, per scoprirne alcuni benefici ecco il un consulto di Paolo Borghi, osteopata ed atleta olimpico.
Paolo Borghi ci presenta il mondo dell’osteopatia, inserendola nel contesto endurance, forse grazie al fatto di essere stato affascinato e rapito dal mondo tritahlon. Ex atleta della nazionale di atletica, olimpico ai giochi di Mosca, detentore da oltre 40 anni (1980) del record juniores nel salto in alto con la misura di 2,28, ha proseguito la carriera specializzandosi nel mondo dell’Osteopatia, seguendo team come la Sisley Volley, e tanti professionisti dello sport.
Se questo diventasse il completamento del riconoscimento legale e professionale, l’osteopatia già da diversi anni è stata riconosciuta molto utile in diverse discipline sportive.
Un primo approccio potrebbe essere quello posturale, quindi analizzare i recettori posturali e come si integrano a livello globale del corpo per suddividere correttamente il carico a livello della struttura nel suo insieme. Per struttura si intende tutto l’apparato scheletrico di sostegno e la parte muscolare che gestisce la postura.

A livello muscolare abbiamo le fibre rosse e fibre bianche. Tutti conoscono le fibre muscolari rosse, tanto care agli sportivi di resistenza. Queste fibre sono concentrate nella muscolatura breve, quella muscolatura che passa a ponte ad una sola articolazione, sono questi muscoli profondi e brevi a gestire gli impulsi provenienti dal cervello e dare all’apparato scheletrico la possibilità di lottare contro la gravità nel modo più economico possibile. La muscolatura bianca non interviene in questo processo ma viene utilizzata per massimizzare la prestazione sportiva. Un esempio: il polpaccio è formato principalmente da due muscoli, i gemelli ed il soleo. Entrambi vanno a formare il tendine di Achille, ma mentre i gemelli originano dalla parte posteriore dei condili femorali e quindi passano a ponte sulle articolazioni di ginocchio e caviglia, il soleo invece origina dalla faccia posteriore della tibia e perone e passa a ponte solo sull’articolazione della caviglia. Il soleo è quindi molto portato a gestire la stazione eretta del corpo, mentre i gemelli saranno chiamati in causa nella gestione dinamica di un salto o dell’appoggio del piede nella corsa. Nella corsa interviene anche il soleo ma diciamo che la sua azione principale è la gestione della caviglia nella statica.
Sempre nell’ambito strutturale l’osteopata interviene nel riequilibrio posturale globale dell’atleta. Un esempio frequente è il ciclista che dopo una caduta si ritrova con una postura in torsione sulla bici. In questo caso, riequilibrando globalmente ed anche nell’analitico la struttura, si evita che a lungo andare l’atleta incorra a problematiche articolari a ginocchio e/o colonna. Possiamo in questo caso migliorare della forza in quanto dopo l’intervento osteopatico la postura globale del corpo non sarà più così in torsione e la tibia sarà più verticale rispetto al pedale e quindi la forza meccanica espressa dall’atleta potrà esprimersi correttamente nel gesto ripetuto nella pedalata.
Nell’esempio appena fatto e comunque in generale, con l’osteopatia si può approcciare la tematica della prevenzione degli infortuni in quanto una corretta postura e distribuzione dei carichi diminuisce notevolmente la possibilità di infortuni. L’osteopata, per mezzo di test posturali, strutturali, fasciali, viscerali, riesce ad approcciare l’atleta cercando l’origine del suo problema ed ogni atleta (persona) è a modo suo diverso. Altro ambito interessante dell’osteopatia è l’approccio viscerale. Con alcuni test si definisce l’organo che a livello osteopatico è in difficoltà e per mezzo di tecniche si riporta l’equilibrio.
Frequente è il caso citato della caduta del ciclista o vecchi incidenti in macchina che spesso comportano dinamiche vertebrali tipiche del colpo di frusta ma anche ad alterazioni viscerali di fegato, reni, cuore. In questo caso la postura viene alterata da una scorretta dinamica di un organo creando contratture muscolari paravertebrali di compenso. Si applicano i concetti del riequilibrio viscerale anche a sostegno di sforzi ripetuti come per esempio nelle gare a tappe di corsa o ciclismo. In questo caso l’osteopatia ottimizza le risorse dell’atleta permettendo una migliore efficacia del recupero. Infatti numerose squadre di ciclismo hanno nello staff uno o più osteopati. Un’ulteriore aspetto in cui l’osteopatia risulta efficace è nella gestione dell’infortunio. Sempre allo stesso modo l’osteopata, riequilibrando i vari sistemi (muscolare, articolare, fasciale, viscerale, vascolare, linfatico) riporta un equilibrio tra le varie strutture ed il sistema cranio sacrale per cui le risorse individuali di guarigione vengono ottimizzate.
Quindi l’osteopatia è un approccio di cura della persona che ha le sue radici in un trattamento manuale che prevede una valutazione ed una diagnosi osteopatica ed infine il trattamento.
Parliamo quindi di un approccio alla causa del disturbo, piuttosto che un trattamento locale del sintomo (molto spesso la causa del disturbo si trovata lontano dalla zona dolorosa) andando a ricercare eventuali alterazioni funzionali (generalmente di ipomobilità) a carico di strutture articolari, strutture fasciali, disfunzioni (osteopatiche) di sistemi e di organi che in definitiva determinano un’alterazione che innesca meccanismi di compenso che sfociano in sintomi e segni che l’osteopata dovrà interpretare mediante test, anamnesi e sopratutto esperienza, per eseguire un trattamento efficace e risolutivo.
Foto di copertina di Ryutaro Tsukata da Pexels