Perché gli atleti professionisti prestano così capillare attenzione alla fase di defaticamento? E perché è importante anche per noi amatori?
L’omeostasi è quello stato di equilibrio instabile nel quale l’organismo adempie tutta una serie di processi fisici. Possiamo immaginarlo come la tenuta al minimo dell’automobile. Questo equilibrio biochimico interno include variabili come la termo-regolarizzazione, lo stato dei fluidi e i livelli di pH del sangue. L’alterazione di questo equilibrio si verifica quando ad esempio cambia lo scenario ambientale: caldo, freddo, umidità, disturbi del ritmo sonno-veglia, disidratazione o iperidratazione, insufficiente nutrizione e ovviamente l’attività fisica.
Oggi l’esercizio fisico è sempre più riconosciuto e promosso quale fonte di salute e anti invecchiamento, ma quando da contenuta attività si passa a vero e proprio sport competitivo, che sia esso estensivo ad intensità moderata oppure breve ad alta intensità, creiamo dei danni a tessuti e in tutti i sistemi biologici.
D’altronde se dopo un allenamento esigente percepiamo fatica e risentimento, un motivo c’è. L’esercizio fisico intenso e duraturo procura una lista massiva di danni ai tessuti molli come muscoli, legamenti, tendini, ma anche alle ossa e alle cellule. Più in specifico: le fibre muscolari si danneggiano in maniera contenuta, procurando infiammazione anche a tendini e legamenti; tutto lo scheletro subisce impatti e le cellule muscolari vengono pervase dai prodotti metabolici che l’attività fisica produce come lattato ematico e ioni idrogeno. Tutto ciò destabilizza il nostro equilibrio, ovvero l’omeostasi.
Quando finiamo una gara o un allenamento ad alto impatto, il nostro corpo cerca di far ritornare i sistemi biochimici e fisiologici verso l’omeostasi. Ma anche noi possiamo aiutare il nostro corpo a riconquistare l’equilibrio, attraverso un’attività leggera che funga da stimolo per iniziare il ripristino attivo. L’attività ad esempio in Zona 1 non è una novità. Tra gli atleti di sport di endurance è una pratica usuale utilizzata da decenni: i ciclisti ad esempio, al termine della loro gara, salgono sui rulli a pedalare. Questo perché lo sforzo intenso ed estensivo, oltre a imbastire i muscoli di acido lattico e metaboliti di vario genere, provoca tossine che poi circolano nel sangue e che devono essere eliminate altrimenti le prestazioni del giorno seguente vengono compromesse. Quindi quella ‘rullata’ dei PRO subito dopo la gara, oltre a velocizzare il metabolismo del lattato, favorisce il raffreddamento del corpo in maniera graduale. In questo modo, mantenendo più attivo il circolo ematico, l’organismo ripulisce più velocemente le scorie prodotte durante un arduo impegno metabolico e neuromuscolare. Tengo però a a precisare che il lattato ematico verrebbe comunque eliminato e riconvertito in carburante, anche senza il defaticamento o alcuna attività posteriore alla gara o allenamento. Un professionista, però, deve ottimizzare al millesimo anche quegli aspetti che per un amatore sono marginali.
Nella pianificazione di ogni allenamento si deve includere la fase di post-workout come parte integrante e interna all’allenamento e non come opzione. Spesso mi viene posta l’obiezione che con il defaticamento i tempi si dilatano. Come sappiamo bene, la vita di un amatore che pratica il ciclismo o altri sport di endurance è soggetta a numerosi impegni e imprevisti che limitano il tempo da dedicare allo sport. Il tempo è spesso poco e inserire una fase aggiuntiva al nostro allenamento comporta oltrepassare quello spazio che così faticosamente ci si ricava fra lavoro e famiglia. Occorre un approccio diverso e consapevole. Infatti se si cambia punto di vista, conoscendo i benefici del recupero attivo, probabilmente si è anche più disponibili a prendere in considerazione di sacrificare una piccola parte di tempo al lavoro centrale in favore di un pezzetto di lavoro a bassissima intensità.
Un buon recupero attivo deve rispettare le condizioni sottoelencate:
Il recupero attivo è sicuramente d’aiuto per chi vuole velocizzare i processi di ricondizionamento e smaltimento delle scorie prodotte dalla fatica, ma occorre sapere una cosa molto importante. Se un atleta è in uno stato di forma avanzato, allora il recupero attivo farà ciò che ci aspettiamo; se invece è alle prime esperienze oppure proviene da un periodo di stop, anche un’attività apparentemente innocua e a bassissima intensità come questa deve essere considerata attività a tutti gli effetti e quindi da computare nel totale del volume di lavoro.
E voi? Come impostate il vostro recupero attivo? Scrivetemelo nei commenti e/o se avete qualche dubbio.
Coach Francesco Trebbi
Credits: 1) Thomas Wolter Pixabay; 2) Aditya Wardhana Unsplash; 3) Todd Quackenbush Unsplash; cover: bedrck Pixabay
Giustamente il tempo a disposizione per il recupero attivo di un amatore è veramente scarso o nullo, e quindi spessissimo si tralascia e ci si affida alla capacità di recupero nel tempo. E se l'allenamento è impegnativo, le energie per tirare avanti ancora 15-20 minuti di solito sono rimaste ben poche e questo è sicuramente un deterrente. Innegabile l'efficacia del recupero attivo, questo sopra ogni dubbio. Personalmente mi limito a camminare abbastanza velocemente, questo è quello che riesco a fare volentieri, dopo un allenamento impegnativo. Saluti a tutti.
Molto interessante l’articolo e ben spiegato io di solito sono regolare in z2 !!! Ma fare 20 minuti subito dopo un gara di 1 oretta tipo Cros cauntry oppure Ciclocros potrebbe andare bene lo stesso?!
Molto interessante, ma manca un "dettaglio" fondamentale: quanto dura il recupero attivo? Si dice "Incrementare la frequenza cardiaca ... per 15-20 minuti totali ... Successivamente mantenersi al di sotto della Z2 alta": oppure "Se si opta per un’andatura costante, si può aumentare l’intensità quindi ritornare a intensità bassa e mantenerla tale per 20-25 minuti e ripetere". Quindi? 1 ora in tutto? Non è poco per chi non fa sport di mestiere... Farne meno lo rende meno efficace o inefficace? Qual'è il "minimo sindacale" se esiste? Dipende dall'intensità dello sforzo precedente? Dalla sua durata? Dal livello di allenamento? Come vedete, avete suscitato molti interrogativi, quindi grazie!!! :-) Daniele
Mi fa molto piacere questo suo commento, le domande che espone sono quelle di chi conosce le variabili dell'allenamento. In questo caso però oltre a riferirci sull'attività di defaticamento, al termine dell'allenamento la stessa può essere interpretata anche come seduta unica. Le tempistiche sono limitate ai 25/30 minuti massimo e in base alla possibilità temporale di ognuno ma al termine dell'allenamento. I punti descritti possono essere sia CUMULABILI sia OPZIONABILI a seconda che il defaticamento concluda una seduta di allenamento oppure sia decisa come seduta rigenerante isolata. Il "RIPETERE" è da intendersi nell'ultimo caso sopra citato, considerando il fattore tempo a disposizione. Sicuramente, se si dedicano 25 minuti al defaticamento, si hanno una serie di vantaggi elencati fra l'altro nell'articolo, ma se lei non dispone del tempo sufficiente, può evitare. L'articolo vuole semplicemente offrire un'opportunità. Il defaticamento non dipende dal tipo di sforzo in precedenza ma chiamandolo appunto "de-faticamento" appare piuttosto ovvio sia il significato che il senso. Il minimo sindacale non esiste ma esiste la consapevolezza di cosa porta a farlo e a cosa si rinuncia non facendolo come descritto nell'articolo. Il defaticamento non è una conditio sine qua non, ma una scelta in base al tempo disponibile. Tutte le domande che ha fatto, possono essere giuste relativamente all'allenamento ma vista l'intensità e durata del defaticamento lo ritengo un'opzione che aiuta chi la sceglie, sapendo di fare una "coccola" al proprio fisico e un investimento nel lungo periodo. Ripeto: Tutte le domande giustissime che ha posto, sono alla base per la costruzione di un allenamento.
Chiaro e interessante
Altro particolare importante credo anche che sia il "quando". Il recupero attivo è tale solo se praticato immediatamente dopo la gara o l'allenamento ad alta intensità? Molti atleti che conosco sono soliti farlo il giorno dopo uno sforzo lungo e importante, la classica corsetta di scarico il giorno dopo una maratona per esempio, ma in questi casi si perde tutta l'efficacia? Grazie
...io uso fare un paio di km di camminata veloce o corsa facile....questo negli allenamenti corti e medi ( sui 15-18km)... ovviamente dopo un lungo di 3 ore non riesco proprio a concepire il defaticamento e opto per una lunga sessione di stretching statico a distanza di qualche ora ...il recupero attivo lo utilizzo anche nei lavori tecnici ad esempio fare le ripetute sui mille o duemila a ritmo gara e recuperare un minuto o due a ritmo lento...oppure fare settimanalmente quelli che vengono definiti allenamenti " vascolarizzanti" ..dunque cercare di correre quasi imballati andando piano ovvero non sotto i 5 al km... è dura ma è un allenamento di recupero importante soprattutto nelle preparazioni di maratone... Aggiungerei anche l'importanza della integrazione pre durante e post allenamento Gabriele
Se si esegue a ridosso dell'attività la possiamo identificare come defaticamento. Se è seduta a se, recupero attivo, ma entrambi promuovono i vantaggi descritto nell'articolo. Se vuoi rimanere sul pezzo con l'allenamento entra nel gruppo facebook CYCLING PASSWORD
Grazie per il tuo commento. Se eseguito a tergo di un allenamento, lo so può catalogare come defaticamento. Tuttavia nessuno ci vieta di dedicare alla bassa intensità, una vera e propria seduta con le modalità descritte nella'aricolo. Quindi, finito l'allenamento, un tempo massimo di 25 minuti è perfetto. Per una seduta rigenerante, possiamo estendere a piacere.
Ciao Francesco, Bello ed interessante articolo, Io di solito dopo un allenamento di qualità o lungo faccio un 10' - 15' intorno al 50-60%Fcmax e se mi sono rimaste energie frullo alla grande >100rpm... Inoltre dopo il lungo ad alte intensità faccio un'ora - 90' con agilità e cuore basso al max arrivo alla bassa Z2.. Va bene come riposo attivo? Poi faccio subito la doccia dopo gli allenamenti intensi con la tecnica freddo/caldo/freddo/caldo/freddo soprattutto agli AAII.. Devo dire che già così mi sento rigenerato... Va bene come recupero attivo? Ieri ho fatto un giro di 100km, 3h con cuore basso al 70% di media con qualche sgasata con cadenza media 95 rpm, lo vissuto come uno scarico di 3ore va bene o sono troppe? A sensazione ti dico che va bene perché oggi mi sentivo benissimo ed ho fatto 100' di forza in bici + riscaldamento e defaticamento... Grazie per la tua disponibilità e competenza Saluti Gianluca di leo
Ciao, Quando fai un lungo, potresti pensare, mentre torni a casa di eseguire un defacitamento di 10/15 minuti. in questo modo, non hai aggiunto alcun tempo al già lungo che hai effettuato e ti ritrovi davanti al garage che hai fatto tutto. Frullare alla fine, è comunque uno stress allenante che nulla centra con il defaticamente quindi, riservalo per un vero e proprio allenamento della cadenza. Se è lungo, non può essere anche ad alta intensità. L'alta intensità è cosa ben diversa e quando la si conosce, si comprende anche un allenamento HIIT può durare al massimo 45 minuti. Per approfondire cosa sia l'HIIT vai qui https://bit.ly/3qUVcih Per definirsi defaticamento deve essere parte terminale dell'allenamento e non andare oltre i 20 minuti a bassissima intensità e senza seghe mentali sulle RPM. Vai come ti senti a cuore più basso possibile e farai il lavoro migliore. Per la tecnica del freddo, non ci sono evidenze scientifiche che sanciscono cosa sia meglio, ma se tu trovi beneficio fai come è meglio per te. 3 ore di bici al 70% di FC max media con qualche sgasata, non è un giro di scarico, ma bensì un semplice giro. Se vuoi fare un'uscita che sviluppi mitocondri e capillari, sono sufficienti 2 ore ma fatte bene! Devi essere un MILITARE. Stare assolutamente dentro la z2 e non superarla mai. Quando si spinge, lo si fa come se non cii fosse un domani. Quando si scarica, ci si annoia, ma è quello che costruisce una solida base aerobica. Ciao
Grazie per l'articolo, come sempre preciso, dettagliato ed istruttivo, che purtroppo, io, sportivo amatore di Triathlon Sprint/Olimpico e maratoneta, disattendo sistematicamente e, dopo ogni competizione, come recupero attivo uso... il letto !!! Un cordiale saluto.
Ottimo articolo! Grazie mille
Grazie molto ben scritto mi occupo di allenamenti master dell atletica leggera da decenni e trovo questo tema di grande interesse anche per gli atleti in età avanzata che corrono distanze lunghe
Svolgo con una certa regolarità il defaticamento, soprattutto al termine di ogni sessione di allenamento invernale sui rulli, riservandovi un tempo variabile tra 5' e 15' a seconda dell'impegno profuso durante la fase centrale. Fino a oggi mi sono sempre limitato, nello svolgere il defaticamento, a pedalare con scioltezza sulle 70-80 rpm puntando a far decrescere il battito cardiaco fin sotto la Z1, senza mai aver conosciuto il protocollo suggerito qui su ENDU. Proverò ad applicarlo, benché le tempistiche proposte siano un po' in contrasto con il limitato tempo a mia disposizione... Grazie comunque per i suggerimenti, buon proseguimento!
Ottimo articolo grazie, l'ho trovato interessante. Avevo già messo molta attenzione alla fase di riscaldamento iniziale ed ora cercherò di dare la stessa attenzione alla fase di raffreddamento/recupero fine allenamento.
la sauna può essere un recupero attivo ?
Se si è abituati a farla e se ne percepiscono e gradiscono le sensazioni, certamente sì, ma ATTENZIONE! La sauna è comunque uno stress. Rilassa ok, ma per l'impatto sulla pressione, la suggerirei nel dopo gara o dopo un allenamento molto intenso e certamente evitando una gara o allenamento il giorno successivo.