Fondale scuro, fauna misteriosa, correnti, respirazione difficoltosa: il nuoto in acque libere presenta tante incognite. Ma con alcune strategie, pratiche e mentali, possiamo affrontarlo.
Si può essere nuotatori principianti o esperti, ma le acque libere evocano spesso tante paure e al momento del tuffo immancabilmente diversi pensieri affollano la mente. Il fondale non sempre è visibile, le onde possono rendere difficoltosa la nuotata e la respirazione, l’acqua può essere fredda o calda, e creare comunque disagio. Nel mare o nel lago spesso ci si può imbattere in alghe e pesci ed è necessario trovare dei punti di riferimento per poter tenere la traiettoria. Le correnti possono far deviare dalla rotta, il sale può generare frizioni in zone delicate a causa dello sfregamento e, cosa più insidiosa, la mente può giocare brutti scherzi. Insomma, variabili oggettive e psicologiche possono generare pensieri negativi che però possono essere gestiti. Vediamo come.
Chiariamo subito che nessuno può improvvisarsi nuotatore in acque libere. Occorre pianificazione e preparazione. In qualsiasi gara o allenamento in acque libere, occorre essere già nuotatori con sufficiente esperienza in vasca di modo da conoscere le sensazioni del proprio corpo e la sua reazione alla stanchezza. E questo va imparato solo nuotando. Possiamo però mettere in atto una serie di strategie pratiche che ci possono aiutare a sentire più confidenza:
E se un momento di panico ci sorprende mentre si è in acqua?
Ricordarsi che una parte del nostro cervello, la più antica e irrazionale, ha lo scopo di farci entrare in modalità protezione dai pericoli, lotta o fuga. È proprio quella che entra in gioco nel momento in cui riceve segnali di pericolo: ho toccato qualcosa in acqua, non vedo il fondo, sono solo. Appoggiarsi alla boa, lasciare sfogare il proprio inconscio per qualche istante e assecondare il respiro. Dopo qualche minuto si riprenderà il controllo: ricordiamoci che stiamo solo nuotando!
Parlare con sé stessi: questo aiuterà sia in casi di paura improvvisa che nei casi in cui ci si sente sopraffatti dalla stanchezza. ‘Mi sono allenato bene’, ‘non c’è nulla che possa sorprendermi’, ‘so tenere il passo’ sono le frasi che ci possono aiutare nei momenti di buio. Ricaricarsi pensando a tutto quello che si è fatto per essere lì e, durante la gara o il percorso, procedere passo per passo, magari dividendo il tragitto in parti: in questo modo sembrerà più breve di quanto si pensasse.
In inglese, il nuoto in acque libere viene definito ‘wild swimming’, nuoto selvaggio, per indicare il legame tra questo sport e la natura. Con la corretta preparazione e le giuste precauzioni si può cogliere la sfida e fare in modo che questa diventi una passione irrinunciabile.
Sara Spallazzo - Antsy
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Credits: @Gianluca Seazzu, @Matteo Oltrabella per TriO Events
Mi è piaciuto l'articolo. Brava Sara ☺️