Scopri in questo articolo gli errori comuni e i consigli utili per una sessione di bikefitting efficace e professionale.
Il bikefitting, ossia il posizionamento in bici, è diventato un argomento sempre più rilevante per i ciclisti di ogni livello. Tuttavia, nonostante l’evoluzione tecnologica e l’aumento delle competenze nel settore, è facile imbattersi in errori che possono compromettere la performance e il benessere fisico. In questo articolo analizzeremo cosa non fare durante una sessione di bikefitting, per garantirti un’esperienza completa ed efficace.
Un errore comune è affidarsi a persone prive di una formazione adeguata. Un buon bikefitter dovrebbe avere competenze multidisciplinari, possibilmente con una laurea in Scienze Motorie, Fisioterapia o una formazione accademica specifica nel settore. Chi ha esperienza diretta come ex ciclista può offrire un valore aggiunto, ma solo se ha integrato questa esperienza con studi e aggiornamenti professionali.
Attenzione ai metodi “rapidi” o alle soluzioni improvvisate: una corretta sessione di bikefitting richiede tempo, precisione e un approccio scientifico. Per questo è consigliato farla in inverno, il periodo ideale per i controlli di routine di off season.
In Italia ci sono molti professionisti qualificati, ma è fondamentale scegliere qualcuno che ispiri fiducia e trasparenza.
Una buona sessione inizia sempre con un’analisi del ciclista, senza la bicicletta. Questa fase serve per valutare eventuali differenze di lunghezza degli arti, rotazioni corporee, postura e appoggio plantare. Ignorare questa fase è un grave errore, poiché il posizionamento corretto dipende dalla comprensione delle caratteristiche fisiche individuali.
Errore da evitare: adattare la bici senza aver considerato problemi pregressi come dolori cervicali, alle mani o squilibri posturali.
La misurazione accurata di segmenti corporei come lunghezza delle gambe, postura del piede (pronazione o supinazione) e flessibilità è fondamentale.
Approfondisci mobilità e flessibilità nel ciclismo
Utilizzare strumenti tecnologici senza saper interpretare correttamente i dati può portare a errori nel posizionamento.
L’installazione delle tacchette sulle scarpe non è un’operazione banale. Deve essere fatta considerando lunghezza e larghezza del piede, oltre all’inclinazione naturale del ginocchio e del piede. Posizionamenti sbagliati possono causare dolori o inefficienze durante la pedalata.
Errore da evitare: posizionare le tacchette senza un’analisi dinamica del movimento del piede e del ginocchio.
Una volta raccolti tutti i dati, si passa alla fase dinamica, dove si effettuano gli aggiustamenti direttamente sulla bicicletta. Qui entrano in gioco strumenti come i ciclosimulatori, che consentono di regolare in tempo reale la posizione della sella, il manubrio e le tacchette.
Molti bikefitter utilizzano software avanzati per calcolare posizioni e misure ideali, ma è importante ricordare che questi strumenti non sostituiscono l’occhio esperto del professionista. Un software può fornire un’indicazione, ma spetta al bikefitter interpretare i dati e adattarli alle esigenze del ciclista.
Errore da evitare: affidarsi ciecamente alla tecnologia senza considerare l’adattamento umano.
Non è necessario ripetere il bikefitting ogni anno, a meno che non ci siano cambiamenti significativi come un infortunio, variazioni di peso o il passaggio a una nuova bici o scarpe. In caso contrario, piccoli aggiustamenti possono essere sufficienti per mantenere una posizione ottimale.
Errore da evitare: credere che il bikefitting sia una procedura “una tantum” o, al contrario, ripeterla inutilmente senza necessità.
Non bisogna quindi sottovalutare l’importanza di una sessione ben fatta: la bici deve essere il proprio miglior alleato, non un ostacolo!
In collaborazione con EthicSport e TA-SK. Grazie a Corratec e Briko.