La fine della stagione del triathlon coincide prima con una meritata pausa, poi con l'opportunità di curare quegli aspetti tecnici del nuoto che di solito passano in secondo piano.
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Mentre la stagione master del nuoto inizia a settembre e termina a giugno/luglio con i Campionati Italiani estivi, quella del triathlon continua fino a settembre/ottobre, con le ultime gare. In ogni caso, qualunque sia la disciplina praticata, abbiamo una solida certezza: che una pausa è auspicabile.
Durante questa pausa, detta anche off season, sarebbe bene svolgere attività fisica di altro genere rispetto a quelle abituali: questo infatti aiuta a mettere ‘in pausa’ la mente, dandole la possibilità di ricaricarsi in vista della stagione successiva. C’è però da aggiungere che ogni ripresa in acqua dopo una pausa porta con sé una dose di disagio, soprattutto in termini di sensazioni, ma questo disagio può essere tramutato in opportunità.
In queste fasi infatti la mente è più disponibile ad elaborare concetti e percezioni già vissuti in precedenza, anche quelli che risultavano di complessa gestione, ma avendo dati nuovi e maggiore lucidità. La sensibilità vacilla, il fiato non supporta allenamenti che un mese prima venivano affrontati senza sforzo eccessivo e tutto è più difficile, ma questa situazione rappresenta un ottimo ambiente per sviluppare e affinare aspetti tecnici e di applicazione della forza che possono diventare quella marcia in più per fare evolvere la propria nuotata. La tecnica, infatti, è un aspetto mentale: non è indispensabile essere a un livello di allenamento fisico ottimale per affrontarla.
Si possono dedicare sessioni (o parte) allo sviluppo della sensibilità attraverso le cosiddette ‘remate’, applicandone poi l’efficacia alla nuotata completa. Una migliore sensibilità sviluppa una maggiore capacità di esercitare forza e questo vale per tutte le categorie di nuotatori. Per remata si intende un movimento con le mani che ha lo scopo di applicare pressione sull’acqua in modo che tale pressione provochi uno spostamento del corpo nella direzione desiderata. A volte questo movimento viene descritto come ‘disegnare un infinito (∞)’ con entrambe le mani. L’immagine può essere un po’ fuorviante ma non è del tutto sbagliata (*).
Andando sul pratico, diamo qualche spunto di esercizi di remata. Per semplificare prendiamo in considerazione solo 3 posizioni in cui effettuarle, lavorando sulle 3 fasi subacquee della bracciata a stile libero (appoggio, trazione, spinta):
Per i master, ma anche per i triatleti che praticano corsi di nuoto master, può essere importante dedicare del tempo allo sviluppo e al perfezionamento dei fondamentali (partenza, virata, subacquea), che sovente durante l’anno vengono messi in secondo piano per dare più spazio alle sessioni di allenamento che danno più risalto al volume.
Per i nuotatori di acque libere o per i triatleti può essere utile lavorare sugli aspetti legati alla respirazione (dal controllo all’applicazione) e della tecnica più efficace da applicare alla nuotata in base alle capacità e agli obiettivi, senza ricercare subito la distanza e i chilometri.
* questo, in dettaglio, il movimento nelle remate sulla fase di appoggio:
partire a braccia tese, con le mani sotto la superficie dell’acqua (tra i 20 e i 40 cm). Durante tutto il movimento della remata, le mani sono aperte in modo naturale (dita non troppo strette né troppo larghe), i gomiti sono leggermente flessi (non rigidi, ma neppure piegati, onde evitare di trasformare la remata in una bracciata a rana). Iniziare la pressione dai pollici, ruotando leggermente i polsi, in modo da portare i palmi a ‘guardare’ i bordi della piscina, facendo un angolo di circa 45°. Esercitando questa pressione, le mani intanto si allontanano tra loro per circa 40/50 cm;
dopodiché spostare la pressione dai pollici ai mignoli, mantenendo la stessa angolazione dei polsi a 45°, ma con rotazione in senso opposto, ovvero i palmi rivolti verso l’interno, a ‘guardarsi’ tra loro. Fare pressione sui mignoli, mentre le mani si avvicinano tra loro per gli stessi 40/50 cm.
Tutto il movimento va svolto come un unico gesto, senza interruzioni, e con l’applicazione della massima forza possibile. Le gambe si muovono naturalmente, con qualche colpo stabilizzante. Se useremo il boccaglio, non avremo il problema della respirazione e potremo concentrarci sul movimento delle mani.
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Credits: @Jacob Lund