Ho testato diversi modelli di scarpe con e senza piastra in carbonio, tiro le somme con un test su allenamenti uguali, scarpe e materiali differenti
Io da sempre ho un’attenzione maniacale per le dinamiche di corsa: guardare i dati che emergono dalla combinazione fascia + sportwatch mi permette di vedere la corsa come Neo la realtà virtuale di Matrix, sia per le mie performance, sia di conoscenti ed amici con cui sono in contatto.
Per valutare quanto, e che eventuale, guadagno si possa ottenere da una piastra in carbonio bisogna intanto definire quali siano i parametri da osservare. Sicuramente il dato principale da osservare è la media della lunghezza del passo (metri), un altro il tempo di appoggio (millisecondi), l’oscillazione verticale (cm), sempre e comunque il passo medio (min/km) in un intorno di tempo, e la frequenza passi per minuto.
Nell’analisi che andrò a proporti su che guadagno di possa ottenere dall’utilizzo di una scarpa con piastra in carbonio (spoilero, non solo carbonio) mi sono riferito a due tracce di allenamento, a percorsi identici, riproposte nell’arco di una settimana: lo stato di forma più o meno identico e condizioni atmosferiche simili. Le scarpe che ho confrontato sono state 3. Per smarcarmi da ogni possibile malafede di marchetta, sono tutte scarpe che ho acquistato personalmente, non ricevute in test: una scarpa “old style” comunque performante, la Nike Pegasus Turbo 2, una con piastra in carbonio la Nike Zoom Fly 3, e una con piastra in Nylon, la Nike Air Zoom Tempo con allacciatura Flyease, acquistata per valutare se l’allacciatura veloce potesse essere n valore aggiunto in zona cambio per il triathlon. Da ex giocatore di basket sono rimasto quasi sempre fedele per le mie gare ed allenamenti, apprezzando comunque altri brand e testandone diversi.

(con un recupero che diventa ovviamente ininfluente per il test, ma ti posso garantire che è salvezza in questo progressivo.)
Il primo confronto te lo propongo sul primo allenamento tra la Nike Pegasus Turbo 2 e la Nike Air Zoom Tempo Flyease. Prima di andare a vedere i valori complessivi vediamo quelli parziali perché la costruzione diversissima da risposte diversissime. Pegasus Turbo 2 solo una suola in ZoomX, molte reattiva che fa sentire il contatto con l’asfalto. Air Zoom Tempo ha una suola composita con due pod zoom, avampiede con Zoom X tallone con React, ma soprattutto una piastra in nylon, percezione dell’asfalto proprio nulla. Differenze in Z1:
| Z1 | Passi minuto | Tempo contatto suolo (ms) | Lunghezza passo (m) | Oscillazione verticale (cm) | Passo (minuti/km) | Km in 45' |
| Pegasus turbo 2 | 186 | 232 | 1,02 | 8,3 | 5’14” | 8,61 km |
| Air zoom tempo | 187 | 235 | 1,05 | 7,9 | 5’05” | 8,84 km |
Quindi nonostante una parabola migliore donata dalla Nike Air Zoom Tempo, più lunga e meno pronunciata, il tempo di contatto al suolo (nella mia dinamica di corsa con appoggio su mesopiede) risente forse della deformazione dei pod zoom, rendendo l’appoggio un attimo più pesante.
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Z3 |
Passi minuto | Tempo contatto suolo (ms) | Lunghezza passo (m) | Oscillazione verticale (cm) | Passo (minuti/km) |
Km in 15’ |
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Pegasus turbo 2 |
195 | 216 | 1,19 | 8,0 | 4’17” |
3,48 |
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Air zoom tempo |
197 | 217 | 1,26 | 7,7 | 4’01” |
3,72 |
Correndo al medio per 15’ si evidenzia come l’intersuola in nylon ed i pod abbiano un valore aggiunto: 16” in meno al km e 240 m di vantaggio in 15’, in un’ora di corsa a pari condizioni si potrebbe guadagnare quasi 1 km. Esaspero, ritarando la differenza su una mezza maratona: ammesso possa mantenere la performance sulla distanza, 1h24’45” per la Air Zoom Tempo contro 1h30’22” per la Pegasus Turbo 2, mica poco!

Procedo col raccontarti del mio test comparativo, mettendo a confronto due scarpe più simili come fascia performance con costruzione molto differenti: Nike Air Zoom Tempo e Nike Zoom Fly 3, piastra in nylon e pod air zoom contro piastra in carbonio, intersuola di ammortizzazione in ZoomX per la prima, React la seconda.
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Z2 9’ |
Passi minuto | Tempo contatto suolo (ms) | Lunghezza passo (m) | Oscillazione verticale (cm) | Passo (minuti/km) | Km in 9’’ |
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Air zoom tempo |
191 |
228 | 1,19 | 8,3 | 4’25” |
2.04 |
| Zoom Fly 3 | 191 | 227 | 1,12 | 8,1 | 4’41” |
1,92 |
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Z3 7’ |
Passi minuto | Tempo contatto suolo (ms) | Lunghezza passo (m) | Oscillazione verticale (cm) | Passo (minuti/km) | Km in 7’ |
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Air zoom tempo |
195 | 223 | 1,24 | 8,3 | 4’04” |
1,72 |
| Zoom Fly 3 | 193 | 222 | 1,21 | 8,1 | 4’15” |
1,65 |
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Z4 5’ |
Passi minuto | Tempo contatto suolo (ms) | Lunghezza passo (m) | Oscillazione verticale (cm) | Passo (minuti/km) | Km in 5’ |
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Air zoom tempo |
196 | 221 | 1,32 | 8,2 | 3’52” |
1,29 |
| Zoom Fly 3 | 198 | 214 | 1,29 | 7,7 | 3’52” |
1,29 |
Emerge in maniera importante come la Nike Air Zoom Tempo abbia un vantaggio di propulsione comparato alla “vecchia” sorella Zoom Fly 3 soprattutto sui ritmi medi, Z2 “corsa facile” e Z3 “aerobico”, mentre in Z4, corsa di soglia, il risultato sia identico in cronometro e distanza, leggermente più corto il passo ma tempo di contatto al suolo e frequenza passi minuto compensino, matchando il risultato su due decimali. In Z4 forse valgono più i muscoli che la scarpa.

Durante la gara di coppa del mondo di triathlon ad Arzachena e nelle interviste dei giorni prima ho parlato con gli atleti sull’importante margine che garantiscono queste scarpe con piastra in carbonio, vedendo per altro in zona cambio una sfilata di modelli incredibile. La risposta generale è stata che per loro atleti veri non cambia la resa in velocità: le ripetute le fanno sia con le scarpe gara che con quelle da allenamento senza, ma sfruttano il gain nella terza frazione potendo correre a livelli altissimi nonostante si siano sfruttati già molto nella frazione bici, e a Cannigione posso garantire che la pendenza della salita al 17% fatta per 3 volte non si è fatta sentire sul podio maschile, che ha corso i 5 km sotto i 3’.
Bisognerebbe indicare anche la frequenza cardiaca è il peso... altrimenti non è possibile fare un confronto preciso
Ciao Alessio sono alto 192 per 88 kg, la frequenza cardiaca massima a 177, con soglia tra i 154 e 162, ma una volta definite le zone di lavoro potrei avere anche 190 ddi bpm massimi, le zone cardiache sono pressochè oggettive se calcolate i maniera utile.
Io mi chiedo se è giusto stilare le classifiche delle gare non tenendo conto dell'uso di scarpe così differenti tra i vari atleti, soprattutto a livello amatoriale.
Dal momento che le scarpe sono tutte “da negozio” e non più prototipi, non ha senso differenziare le classifiche. Potrebbe semmai averne per i record del mondo, ma per dire a Rio 2016 Kipchoge aveva già un prototipo con piastra in carbonio, quindi non è definibile se non dal giorno in cui sono state regolamentate.