Oltre ad allenare gambe, cuore e polmoni bisogna allenare la testa alla solitudine. Ci avevi mai pensato?
Corsa e solitudine perché la corsa è uno sport da eremiti e se non sei un pro con il coach sempre al tuo fianco e non hai la fortuna di poterti allenare con una squadra, gran parte dei tuoi chilometri saranno con te stesso.
Mesi fa scrissi un post Correre da soli o in compagnia in cui ho cercato di comparare le due modalità di corsa, con pregi e difetti. Oggi voglio focalizzarmi sulla corsa in solitaria.
Ricordo come fosse ieri quando sei anni fa mi è balenata per la testa la folle idea di iscrivermi ad un mezza maratona (Padova) con pochissimi chilometri sulle gambe e pochissima testa in strada. La corsa non era quel fenomeno di massa che è oggi e nella mia piccola Rovigo ancora non c’erano gruppi numerosi di adepti.
Oggi, come ieri, mi sono iscritto alla mezza di Padova che si terrà il 28 aprile 2019. Oggi, diversamente da ieri, non ho più paura della solitudine anzi la cerco disperatamente tant’è che spesso rifiuto inviti di amici per stare un po’ da solo. Quando l’esigenza tocca l’apice, compatibilmente con la famiglia, mi iscrivo ad una maratona, così ho la scusante ottima per prendere qualche ora solo per me.
Qualche giorno fa su Instagram scrivevo:
Siamo bravissimi a valutare e soprattutto a giudicare gli altri, ma con lo specchio come va? Troppo severi o troppo morbidi, ci si rifiuta o ci si accetta? O si scappa, rimandando costantemente un bilancio? La corsa spaventa molti: lunghi minuti in solitaria non sono una banalità, bisogna allenare anche quell'aspetto, imparando ad accettarsi.
Ho un carissimo amico che sovente mi dice: “io non corro perché non voglio affrontare me stesso”. Per quello, già nell’intro di questo post, parlavo della necessità di allenare la mente, di allenare se stessi ad affrontarsi.
Non è una cosa per tutti, non è una cosa da eroi. Ma è una cosa che bisogna volere e trovare il coraggio di affrontare. E’ difficile trovare scusanti allo specchio, quando i km diventano tanti. Prima o poi i pensieri tornano e ritornano. Come viene consigliato in molti libri di metidazione o di training autogeno il rifiutare di confrontarsi è un rimandare. Il dirsi bugie è una “cagata pazzesca”, un ossimoro.
Quello che bisogna essere in grado di fare, per affrontare la corsa di lunga distanza, è imparare a prendere in mano i pensieri neri e affrontarli perché corsa e solitudine vanno a braccetto: prendersi le proprie responsabilità, essere sinceri con se stessi, ammettere fallimenti e responsabilità, essere coscienti che la macchina del tempo - ad oggi - non esiste e che l’unica cosa saggia da fare è elaborare il compiuto nel presente e pianificare il futuro. Un futuro migliore, mi auguro.
Così la corsa, soprattutto se si tratta del prezioso fondo lento, diventa doppiamente allenante per il fisico e per lo spirito. Cogli anche tu l’occasione per stare con te stesso e trovare in te un momento di conforto: la corsa diventerà la tua migliore alleata. Così potrai scegliere di stare da solo, di spegnere la musica e di ascoltarti.
Fai già tutto ciò? Hai ancora paura di stare molto tempo da solo? Dai raccontami la tua esperienza.
Carissimo, complimenti per l’articolo, trovo molto interessante il tema, insieme a quello sul rapporto con i Social (di Paul Emico) e anch’io mi pongo le stesse domande guardando “colleghi” di post-lavoro.. legati sempre alle stesse domande relative a se stessi e al rapporto con la propria passione e i Social. Io nel mio piccolo per il mio 39complenno (dopo varie vicissitudini) mi sono regalato un “interna”-mezza giornata sul Carega in solitudine perché i rifugi erano chiusi; (se ti interessa per il gusto di farlo, non per aumentare la mia autostima, guarda le foto sul mio profilo fb) ..e penso di avere trovato poche volte un cielo così azzurro al 23Ott; ripensandoci, erano mesi che aspettavo quella settimana per organizzare con una scusa una giornata infrasettimanale così..; e credo di non essere mai stato così bene, solo, spoglio da ogni pensiero e non con l’orologio sott’occhio per un paio di ore rubate di allenamento, così ho potuto godermi le mie montagne, la fatica, e solo me stesso… le foto dei panorami le faccio solo per potermi voltare (..un giorno) e ricordare quanto è stato bello, il resto è solo parte del mio bagaglio, che posso raccontare se qualcuno è interessato a fare gli stessi percorsi.. Continuate cosi, saluti N.
Grazie mille Nicola per la tua preziosa testimonianza.
Ciao, ....parole sante. Anch'io sono originario di Rovigo (adesso vivo a Dolo) e anch'io, come te, domenica sarò a Padova (maratona). Ho notato che durante la corsa, soprattutto in maratona, il cervello si disconnette dal resto del corpo che continua a correre in "pilota automatico". Perdo la cognizione del tempo e la mente vaga in mezzo a tutti i miei pensieri. Mi piace pensare alla maratona come una sorta di "redenzione"...all'essere soli con la propria fatica e la propria anima. Mi chiudo in me stesso e non mi accorgo che i chilometri volano via....
Sicuramente sulla lunga e lunghissima distanza la testa è fondamentale. Sul tema gara secondo me è molto da distinguere: nel senso che se la vivi in forma molto agonistica, la testa deve essere in setting "war" che magari non è proprio rilassante. E' vero anche che nella maratona, per gli amatori, la vera gara inizia davvero molto tardi: prima è solo controllo.
grazie molto interessante
Grazie a te per avermelo detto ;)
Buongiorno Riccardo, a molti sembra strano ma correndo in solitudine si riescono a sbrogliare alcune matasse che durante la vita quotidiana non ci si riesce, grazie dell'articolo.
Grazie a te
Si assolutamente. Sono della convinzione che escludendo gli allenamenti ad alta concentrazione sia una ottima forma di meditazione.