Quando parliamo di scia, pensiamo immediatamente ai ciclisti, alle moto, alle auto da formula uno e tutti quei mezzi che possono avere un beneficio nel restare coperti dal veicolo che li precedete. Spesso dimentichiamo che lo stesso beneficio possiamo ottenerlo nel nuoto in acque libere. Scopriamo come.
La scia in acque libere è più efficace di quanto si possa immaginare, ma il più delle volte è sfruttata in modo inadeguato.
Quando i nuotatori prendono il largo in una gara di nuoto o in un triathlon, passando di boa in boa, creano una o più linee lungo le quali gli atleti si collocano alla ricerca della persona che li precede. Queste linee di percorrenza non solo vanno alla ricerca della rotta migliore tra le boe, ma sono dei veri e propri canali di percorrenza veloce in cui i nuotatori si inseriscono per risparmiare energie ed incrementare la velocità.
Per capirlo cerchiamo di concentrarci un po’ sull’idrodinamica e sul movimento dei natanti. Proviamo a immaginare un nuotatore in mare aperto come una nave che si sposta. L’onda di prua (l’insieme di strutture della parte anteriore dello scafo di un’imbarcazione) creata da un nuotatore ha un movimento che dalla parte anteriore si propaga in modo laterale. Queste onde si muovono con un determinato angolo rispetto alla direzione del nuotatore e variano in funzione della sua velocità, al volume del nuotatore e alla potenza dello stesso.
Presa coscienza di questi 3 punti, possiamo addentrarci nell’analisi della posizione ideale.
I big del nuoto professionistico mondiale ci insegnano che la migliore posizione per sfruttare la scia in acque libere è quella che si colloca tra le caviglie e fianchi del nuotatore che ci precede, decisamente più vantaggiosa rispetto alla posizione dietro i piedi.
Ci sono molti altri fattori che entrano in gioco nella scia in acque libere e le posizioni migliori possono variare anche in funzioni di correnti, condizioni meteo, dinamiche di gruppo, stato di forma, ma questi fattori di base sono utili per per iniziare a lavorare sulla scia.