Etanolo o alcol etilico, oggi parliamo di alcol nell'alimentazione, sia di sportivi che dei sedentari. Un paio di notizie importanti che aiuteranno le scelte
“è scientificamente provato che un aperitivo patatine e birretta non salveranno il mondo, ma la giornata sicuramente si” (Dal Web)
Ne abbiamo parlato già nella puntata di Miti da Sfatare con Laura Scaravonati ed Angelo Furlan, ed andiamo ad approfondire l’argomento.
È ovvio che un aperitivo a settimana, così come un bicchiere di vino ai pasti, non abbiano mai rovinato nessuno, ma quando queste abitudini diventano una costante, qualche controindicazione la possono avere.
Bisogna dire che quando si parla di alcol si intende l’etanolo o alcol etilico, e che il grado alcolico non è altro che il volume percentuale di etanolo contenuto in una bevanda. Per conoscere a quanti grammi di alcol corrisponde tale valore, è sufficiente moltiplicarlo per la densità dell’etanolo (0,79 g/cm3).

Dal momento che nel nostro organismo l’ossidazione di un grammo di etanolo libera circa 7 KCal, un litro del vino in esame fornirà circa 665 calorie. La stessa valenza energetica di 2 etti di riso… (vi ricordate i calcoli calorici di Iader Fabbri al supermercato?)
Se dal punto di vista energetico, sembrano essere la stessa cosa, la differenza tra i due cibi sta nel fatto che, una volta ossidato, l’etanolo libera una quantità notevole di energia senza però fornire ulteriori nutrienti: non ha quindi nessuna valenza dal punto di vista nutrizionale.
Inoltre, a differenza di carboidrati, lipidi e proteine, ha un bassissimo indice di sazietà quindi non sostituisce le calorie ma ne aggiunge solamente altre.
L’acetato derivato dal metabolismo dell’etanolo, infatti, blocca del tutto la lipolisi e la “de novo lipogenesi” (sintesi di acidi grassi da diversi substrati), in quanto lo smaltimento dell’alcol etilico ha la precedenza in quanto è considerando un elemento tossico per il nostro organismo, di conseguenza la sintesi di tutti gli altri nutrienti diventa di secondaria importanza. Così i carboidrati non vengono più utilizzati a scopo energetico, ma vengono convertiti direttamente in grassi di deposito.
Limitare gli aperitivi a due a settimana, evitare soprattutto noccioline o patatine, alimenti molto salati e raffinati, tanto da essere trasformati direttamente in grassi di deposito su fianchi e addome, prediligere magari un bel pinzimonio di verdura oppure olive, oppure affettati magri come prosciutto crudo e speck oppure qualche pezzo di grana o parmigiano.
Un’altra strategia per “limitare i danni” potrebbe essere quella di non consumare carboidrati durante il pranzo o la cena, nel caso in cui si preveda il consumo di vino o alcol in genere.